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Pensioni: novità 2018

Se il 2019 sarà l’anno dei 5 mesi in più per andare in pensione, il 2018 si potrà rivelare come quello nel quale verranno finalmente sperimentati molteplici canali innovativi di uscita anticipata dal lavoro . Canali che la manovra recentemente approvata ha ampliato e che si aggiungono a quelli esistenti.

Dalle differenti versioni dell’Ape all’anticipo per i precoci, fino alle agevolazioni per i lavori usuranti e al cumulo gratuito, sono numerose le soluzioni utilizzabili per conquistare l’assegno prima dell’età pensionabile .

APE SOCIAL – È una prestazione assistenziale gratuita, semplificata e ampliata per il 2018 rispetto alla versione del 2017. Una prestazione che consente, dai 63 anni di età, di anticipare l’uscita dal lavoro o comunque di ottenere un sussidio-ponte, entro il tetto dei 1.500 euro lordi, fino alla conquista della pensione. Possono chiederla disoccupati, coloro che assistono familiari disabili, persone con invalidità pari almeno al 74 per cento e coloro che svolgono attività gravose: operai edili, autisti di gru e di macchine per l’edilizia, conciatori, macchinisti e personale viaggiante, autisti di mezzi pesanti e camion, infermiere e ostetriche ospedaliere turniste, badanti, maestre d’asilo, facchini, personale addetto ai servizi di pulizia, operatori ecologici. Le categorie da 15 diventano 19. Sono stati aggiunti: operai siderurgici e del vetro, operai agricoli, marittimi e pescatori. Per accedere all’anticipo gratuito occorre avere un minimo di 30 anni di contributi che diventano 36 anni per i lavoratori impiegati nelle attività gravose.

E per le donne – il cosiddetto Ape rosa – è stato stabilito un bonus di un anno di sconto per ogni figlio, fino a due.  Lo sconto si applicherebbe però ad una platea sempre ristretta, perché verrebbe sempre riservato alle lavoratrici donne che hanno i requisiti di accesso all’Ape social.

APE VOLONTARIO – È lo strumento, che dovrebbe finalmente diventare operativo entro gennaio prossimo, che permette di anticipare l’uscita dal lavoro fino a 3 anni e 7 mesi prima dell’età pensionabile. Si basa su un prestito bancario assicurato con rimborso ventennale che scatta con la pensione ordinaria. L’intervento non è mai decollato e il 2018 dovrebbe essere il primo anno di attuazione. Anche per questo è stato prorogato al 2019. L’onere a carico di chi sceglie questa via è di circa il 5 per cento della pensione per ogni anno di anticipo, fino a 20 circa. L’accesso all’Ape volontario è previsto per chi abbia almeno 63 anni di età e 20 anni di contribuzione.

ANTICIPO PRECOCI – Possono andare in pensione in via anticipata, con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica, i cosiddetti lavoratori precoci: coloro che hanno lavorato prima dei 19 anni per almeno 12 mesi. La possibilità è prevista per disoccupati, coloro che assistono familiari disabili, persone con invalidità pari almeno al 74 per cento, lavoratori che svolgono attività usuranti e coloro che svolgono attività gravose: sono le stesse ampliate dalla manovra previste per l’Ape social.

APE AZIENDALE e «Isopensione». Il fallimento o quasi della formula della cosiddetta «iso-pensione» introdotta dalla legge Fornero (che prevedeva la possibilità che l’azienda pagasse per quattro anni assegno e contributi di chi lasciasse il lavoro) ha prodotto l’effetto di far aumentare, nella manovra, fino a sette gli anni di possibile anticipo pagato dall’azienda. Rimane sempre in pista, però, anche l’Ape aziendale, che è la versione dell’Ape volontario con il prestito pagato dall’azienda.

CUMULO GRATUITO – Il 2018 sarà anche l’anno dell’attuazione del cumulo gratuito dei contributi, un’alternativa a costo zero rispetto all’onerosa ricongiunzione. Lo strumento permette al lavoratore di cumulare i periodi assicurativi accreditati presso differenti gestioni, senza oneri a suo carico, per il riconoscimento di un’unica pensione calcolata sulla base delle regole previste da ciascun fondo.

Nel 2018 le pensioni saranno un po’ più ricche:  dopo due anni di blocco della rivalutazione delle pensioni per l’inflazione zero,  dal  primo gennaio, invece, assegni e trattamenti tornano a essere aumentati. L’incremento è modesto, dell’1,1 per cento, ma almeno c’è e si tradurrà in un rialzo oscillante tra 140 e 300 euro annui per pensioni comprese tra 1.000 e 4.500 euro lordi mensili. E un po’ di beneficio arriva anche per le pensioni minime e l’assegno sociale che cresceranno a 507,4 euro e a 453 euro mensili.  Ma il ritocco non sarà uguale per tutti, perché la legge del 2013 fissa aumenti percentuali differenti a seconda della fascia di pensione percepita: ossia per assegni di 1.000 euro mensili l’aumento sarà di circa 140 euro annui, 11 euro mensili. Per pensioni da 1.500 euro l’incremento arriverà a 215 euro l’anno, circa 16 euro mensili. Per chi percepisce un trattamento da 4.500 euro la somma in più raggiungerà i 300 euro l’anno, circa 23 euro mensili.

Donne e uomini alla pari; con il nuovo anno anche le donne che lavorano nel settore privato andranno in pensione a 66 anni e 7 mesi, la stessa età degli uomini. Le lavoratrici dipendenti del privato e quelle autonome avranno un balzo in avanti dell’età pensionabile rispettivamente di un anno secco e di 5 mesi e, così, raggiungeranno la quota di 66 anni e 7 mesi. È l’ultimo scalino della riforma Fornero per arrivare alla piena equiparazione tra uomini e donne di tutti i comparti nelle regole di accesso alla pensione di vecchiaia.